201402.26
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La consulenza grafologica su copia fotostatica. Contrasto tecnico-giurisprudenziale ancora in atto.

Cass. Civ., Sez. II, 18 febbraio 2000, n. 1831;

“Solo se compiuta sul documento originale – in relazione al quale è configurabile l’accertamento dell’autenticità -la verificazione può utilmente condurre, in alternativa al riconoscimento, al risultato di attribuire la dichiarazione al suo apparente sottoscrittore. Tale  attribuzione non potrebbe essere giustificata dalla verificazione operata su una copia, dato che il sistema di fotocopiatura, prestandosi a svariate manipolazioni, non garantisce nemmeno l’unicità dell’atto riprodotto e quindi che il sottoscrittore abbia partecipato alla redazione dell’ atto” .  (Conforme Civ., Sez. III, 22 ottobre 1993, n. 10469; Casso Civ., Sez. II, 19 ottobre 1999 n. 11739 e Tribunale di Napoli, n. 10109/2012 secondo cui “Sulle ragioni della necessità della consulenza grafologica sull’originale basti rammentare che “non può che risultare inattendibile un esame grafico condotto su una copia fotostatica, pur se eseguita con i sofisticati macchinari oggi disponibili, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati (ad esempio, la pressione della penna sulla carta) ed obiettivi (quali il tipo di carta usata, la gradazione di colore e le caratteristiche dell’inchiostro) che solo l’originale del documento, al contrario, può rivelare. Solo se compiuta sul documento originale – in relazione al quale è configurabile l’accertamento dell’autenticità – la verificazione può utilmente condurre, in alternativa al riconoscimento, al risultato di attribuire la dichiarazione al suo apparente sottoscrittore. Tale attribuzione non potrebbe essere giustificata dalla verificazione operata su una copia, dato che il sistema di fotocopiatura, prestandosi a svariate manipolazioni, non garantisce nemmeno l’unicità dell’atto riprodotto e quindi che il sottoscrittore abbia partecipato alla redazione dell’atto”

Contraria, Cass. Pen.  del 21.11.2011, n. 42938

“Nessuna norma impone che la perizia grafologica su di un documento sospettato di falsità debba necessariamente svolgersi sull’originale e non su di una copia fotostatica”.  (conforme, Cass. Pen., 3 luglio 1979, n. 7175, Fortunati, RV 142720)

Secondo una parte della giurisprudenza e della dottrina, il contrasto tra i due orientamenti sarebbe solo apparente rilevandosi solo una differente impostazione a seconda che ci si trovi nel campo penale o civile.

Mentre, infatti, nel caso del procedimento di verificazione si tratta di attribuire la dichiarazione al suo apparente sottoscrittore, partendosi da una situazione in cui tale attribuzione è esclusa a seguito del tempestivo disconoscimento, nel caso del giudizio di falso si tratta, all’ opposto, di smentire detta attribuzione superando la forza dimostrativa legale che di essa discenda dalla natura dell’ atto (atto pubblico o scrittura privata riconosciuta). Mentre nella prima direzione (verificazione) l’utilizzo della copia non può mai dare risultati di certezza“dato che il sistema di fotocopiatura, prestandosi a svariate manipolazioni, non garantisce nemmeno l’unicità dell’ atto riprodotto e, quindi, che il sottoscrittore abbia partecipato alla redazione dell’ atto “, nella direzione opposta (accertamento del falso) quest’ultimo limite sussiste solo se l’accertamento tecnico condotto sulla copia, in ipotesi, non consenta di negare l’attribuzione della firma al suo apparente sottoscrittore, ma non quando esso già lasci emergere, senza margini di dubbio, la falsità dell’ atto.

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Rispetto a tale fine dimostrativo, ove adeguatamente motivato sul piano tecnico grafologico, “nessuna utilità aggiuntiva potrebbe apportare l’analisi dell’originale, non essendo logicamente ipotizzabile che lo studio di questo possa condurre a far ritenere autentico quello che l’analisi della copia (conforme all’originale) ha già dimostrato essere falso” (Trib. Messina 27 novembre 2002).

Sul punto, dal punto di vista tecnico si segnala la seguente pronuncia del Tribunale di Bari Sez. II, 04/01/2007 secondo cui, “In mancanza dell’originale la consulenza grafologica può essere disposta anche su copia conforme e se secondo il motivato rilievo del ctu, per lo stato di conservazione del documento, la circostanza non impedisce lo svolgimento dell’indagine e da essa emerga che la sottoscrizione verificata, per quantità e qualità delle identità rilevate con le firme di comparazione, può ricondursi grafologicamente alla manualità del soggetto cui è attribuita, in assenza di altri elementi che confortino la tesi del carattere apocrifo, la sottoscrizione deve ritenersi autentica.”

Tale decisione riproduce un modus operandi comune della maggior parte dei Tribunali, secondo cui la Consulenza grafologica su copia fotostatica può essere effettuata se il CTU è in grado di motivare la ragione tecnica per cui è possibile ricondursi una scrittura ad un determinato soggetto.