201502.19
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Contestare l’autenticità di un testamento olografo. Contrasto giurisprudenziale e soluzione delle Sezioni Unite.

Cassazione Civile, S.U., Sentenza n. 12307 del 15 giugno 2015

Le Sezioni Unite sono chiamate a comporre il contrasto, ormai da anni irrisolto, su quale sia l’azione giudiziaria più consona da esercitare per l’erede che voglia impugnare un testamento olografo.

Secondo un primo indirizzo giurisprudenziale, nel riconoscere al testamento olografo natura giuridica di scrittura privata, si ammette che la contestazione dell’autenticità della sua sottoscrizione possa legittimamente compiersi attraverso il semplice disconoscimento della scheda testamentaria (cfr., Cass. Civ. 3371 del 16 ottobre 1975; Cass. N. 3884 del 22 aprile 1994, in cui si riconosce il ricorso alla querela di falso come strumento alternativo al disconoscimento). Ciò posto, sarebbe quindi necessario e sufficiente che colui contro il quale sia prodotto il testamento lo disconosca per onerare della prova di autenticità la parte che ne ha interesse (attraverso istanza di verificazione).

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A tale indirizzo, si contrappone, il filone interpretativo maggioritario, che ritiene necessaria – per la contestazione dell’autenticità del testamento – la proposizione della querela di falso, da sollevarsi nei modi e con le forme di cui all’art. 221 e ss. cod. proc. civ., con il conseguente onere probatorio a carico della parte che contesti la genuinità della scheda testamentaria. (cfr. ex pluribus, Cass. Civ. 2793 del 3 agosto 1968; Cass. n. 8272 del 24 maggio 2012; Cass. Civ. n. 16363 del 30 ottobre 2003, secondo cui – a contestazione del primo orientamento – la procedura di disconoscimento e di verificazione di scrittura privata riguarda unicamente le scritture provenienti da soggetti del processo e presuppone che sia negata la propria firma o la propria scrittura dal soggetto contro il quale il documento è prodotto, mentre, per le scritture provenienti da terzi estranei, come nel caso del testamento olografo, la contestazione non può essere sollevata secondo la disciplina dettata dalle predette norme, bensì nelle forme dell’art. 221 e ss. c.p.c., perché si risolve in una eccezione di falso.)

Dopo aver analizzato approfonditamente entrambi i filoni interpretativi – certamente criticabili – i Giudici della Corte di Cassazione trovano la soluzione in un terzo risalente orientamento (Cass. n. 1545 del 15 giugno 1951), secondo cui la contestazione della genuinità del testamento olografo si traduce in una domanda di accertamento negativo della validità del documento, con conseguente onere della prova spettante all’attore che chieda di accertare la non provenienza del documento da chi apparentemente ne risulta l’autore.

Tale soluzione apre nuovi scenari di strategia processuale in forza del principio di diritto che segue: “la parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, grava sulla parte stessa.”.