201503.20
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La Valenza indiziaria della sentenza c.d. “di patteggiamento” nel licenziamento disciplinare: possibilità  per il lavoratore di articolare mezzi di prova  per contestare i gravi indizi di colpevolezza.

Cassazione Civile, Sez. Lavoro, Sentenza n. 1024 del 21 gennaio 2015

La decisione della Suprema Corte trae spunto da un licenziamento intimato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ad un proprio dipendente, sulla scorta di fatti ritenuti provati a seguito della sentenza di patteggiamento pronunciata nei confronti dello stesso dipendente.

Nel ricostruire l’iter giuridico della decisione della Corte di Appello, la Corte Suprema evidenzia alcuni principi cardine:

1.Con riferimento alla sentenza di applicazione della pena a richiesta, la L. 27 marzo 2001, n. 97, ha riconosciuto efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare alla sentenza penale irrevocabile di condanna ed ha parimenti riconosciuto efficacia di giudicato anche alla sentenza di patteggiamento, avendo modificato le norme (art. 653 e 445 c.p.p.) che dettano in generale la disciplina degli effetti del giudicato penale nel giudizio disciplinare; tale nuova regolamentazione quindi è legittimamente applicabile ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni;

2. Nell’ipotesi in cui una disposizione di un contratto collettivo faccia riferimento alla sentenza penale di condanna passata in giudicato, ben può il giudice di merito, nell’interpretare la volontà delle parti collettive espressa nella clausola contrattuale, ritenere che le parti contrattuali, nell’usare l’espressione “sentenza di condanna”, si siano ispirati al comune sentire che a questa associa la sentenza c.d. “di patteggiamento” ex art. 444 c.p.p., atteso che in tal caso l’imputato non nega la propria responsabilità, ma esonera l’accusa dall’onere della relativa prova in cambio di una riduzione di pena. Con ciò facendo chiarezza sull’eventuale interpretazione delle disposizioni previste sul punto dai CCNL.

Da ultimo, la Suprema Corte precisa, a tutela della posizione del lavoratore, che la sentenza di applicazione di pena a richiesta dell’imputato, c.d. di patteggiamento, “ha valenza indiziaria in ordine ai fatti addebitati, consentendo la  possibilità per il lavoratore di articolare  mezzi di prova per contestare i gravi indizi di colpevolezza che sono a fondamento della c.d. sentenza di patteggiamento”, semprechè le difese tendano all’accertamento di elementi di fatto che non contrastino con il giudicato penale.

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